
8) Carneade. La giustizia viene a coincidere con l'utile.
    Un altro passo che ci illustra i ragionamenti di Carneade 
questo in cui la differenza fra i vari popoli nella pratica del
diritto  spiegabile con il fatto che esso deve essere in sintonia
con ci che viene considerato utile. Ne deriva che non la
giustizia, bens l'utilit  il valore che sta a fondamento delle
conquiste romane.
Cicerone, De re publica, terzo, 12 e 15 (vedi manuale pagina 190).
1.  O se vorr seguire la giustizia, pur essendo ignaro del
diritto derivante dalla divinit, abbraccer come vero diritto le
leggi del proprio popolo che furono escogitate non gi dalla
giustizia ma dall'utile. Per qual ragione infatti si sarebbero
costituiti svariati e differenti diritti secondo ogni popolo, se
non per il fatto che ciascuna nazione sanc per se stessa ci che
ritenne vantaggioso per s? Quanto sia distante l'utile dal giusto
lo dimostra lo stesso popolo romano, che con l'indire guerre
servendosi dei feziali e commettendo legalmente dei soprusi e
sempre bramando e rapinando l'altrui si procacci il dominio di
tutto il mondo.
2.  Gli uomini sancirono il diritto per proprio utile, dal momento
che esso venne spesso cambiato a seconda dei costumi e nell'mbito
di una medesima societ a seconda dei tempi, e pertanto non esiste
alcun diritto naturale; tutti, sia uomini sia gli altri esseri
viventi sono portati all'utile proprio, sotto la guida della
natura; di conseguenza o non esiste affatto la giustizia o , se
essa esiste in qualche modo,  il colmo della stoltezza, perch in
servizio del vantaggio altrui nuocerebbe a se stessa.
3.  Inoltre primo stimare il patrio vantaggio nel caso che si
eliminasse la discordia tra gli uomini, si ridurrebbe a nulla. Che
 infatti il vantaggio della patria se non il danno di un'altra
citt o di un altro popolo? cio allargare i confini con acquisti
strappati ad altri con la violenza, ingrandire il dominio, imporre
tributi maggiori...
4.  Pertanto chi abbia procacciato alla propria patria questi
beni, come essi li chiamano, chi cio abbia riempito l'erario di
danaro a costo della distruzione di citt e dell'annientamento di
popoli, che abbia occupato territori, chi abbia reso pi ricchi i
propri cittadini, questi  innalzato con le lodi fino al cielo, in
costui si ritiene che consista somma e perfetta virt; ed  questo
un errore non soltanto del volgo e degli ignoranti, ma anche dei
filosofi, che perfino dnno insegnamenti per l'ingiustizia, perch
dottrina ed autorit non vengano a mancare alla stoltezza ed alla
malvagit.
    [...].
5.  Tutti i popoli fiorenti per domni, ed in particolare i Romani
che si impadronirono di tutto il mondo, se volessero essere
giusti, cio restituire le cose altrui, dovrebbero ritornarsene
alle capanne e giacersene in povert e miseria..

(Cicerone, Opere politiche e filosofiche, UTET, Torino, 1953,
volume I, pagine 178-179 e 181) .

